Coordinamento OPI del Veneto a Assessore alla Sanità: Chiediamo che gli infermieri ricevano finalmente un riconoscimento tangibile del loro rilievo che vada al di là di una “pacca sulle spalle”, verso un adeguamento sia dal punto di vista economico che di valorizzazione della figura professionale.

Coordinamento OPI del Veneto a Assessore alla Sanità: Chiediamo che gli infermieri ricevano finalmente un riconoscimento tangibile del loro rilievo che vada al di là di una “pacca sulle spalle”, verso un adeguamento sia dal punto di vista economico che di valorizzazione della figura professionale.

Alla c.a. Assessore Sanità Regione Veneto Dott.ssa Manuela Lanzarin

 

 

Dall’inizio dell’epidemia COVID-19, gli oltre 35000 infermieri del Veneto, sono a fianco dei propri assistiti, in prima linea per garantire cure e assistenza alla popolazione del territorio.

 

Noi infermieri non siamo eroi impavidi, né angeli custodi, come spesso veniamo definiti, ma riteniamo di essere unicamente dei professionisti preparati, che collaborano, a fianco di tutti gli altri professionisti sanitari, per far fronte a questa drammatica situazione.

Siamo professionisti e siamo persone.

Come persone, manifestiamo preoccupazioni per la sicurezza nostra e, soprattutto per quella dei nostri cari.

Come professionisti, stiamo prestando assistenza ai cittadini, senza soste e senza risparmio di energie e l’alto tributo in termini di vite umane e di contagi sta a dimostrarlo.

Come professionisti, rivendichiamo il possesso di un insostituibile ed unico insieme di conoscenza ed esperienza, di cui il sistema sanitario non solo deve tenerne conto, ma non può farne a meno, se intende mantenere la propria efficacia, efficienza e sostenibilità.

Perciò, come rappresentanti degli Ordini delle Professioni Infermieristiche del Veneto, chiediamo che gli infermieri ricevano finalmente un riconoscimento tangibile del loro rilievo che vada al di là di una “pacca sulle spalle”, verso un adeguamento sia dal punto di vista economico che di valorizzazione della figura professionale.

Esprimiamo, inoltre la nostra viva preoccupazione per la situazione delle strutture residenziali, in cui, al 18 aprile u.s. si sono verificati 345 decessi, con un tasso di mortalità del 15,7%. Nelle Rsa del territorio vi sono 33.311 ospiti, dei quali 1.857 sono positivi Covid, con 925 operatori positivi.

Sono dati che, al di là della media nazionale, inducono ad un’urgente indagine e riflessione ed in base ai quali siamo a richiedere informazioni sulle misure messe in atto dalla Regione Veneto, al fine di garantire il contenimento del contagio e la sicurezza delle fasce più deboli della popolazione del territorio e degli operatori ivi impiegati.

Quindi, richiediamo con forza l’inclusione degli infermieri a pieno titolo nelle scelte, nell’organizzazione e nella gestione dell’emergenza in tutte le sue fasi, compresa la “fase 2”.

Come OPI del Veneto, siamo a riproporre a livello regionale, quanto esplicitato dalla FNOPI a livello nazionale:

1. Dotazioni di DPI adeguati e di controlli mediante test sierologici e tamponi dello stato di salute del personale sanitario e degli assistiti, come misure indilazionabili per il contenimento del contagio e propedeutiche alla velocizzazione del superamento della fase di lockdown.

2. Tangibili incentivi economici per gli infermieri, con particolare riguardo ai colleghi maggiormente esposti al rischio infettivo, che non siamo un semplice obolo elargito una tantum.

3. Immediato adeguamento delle dotazioni organiche, con superamento del criterio dei minimi assistenziali della D.G.R. n. 610/2014, verso un più autentico criterio di assistenza adeguata rispetto alla complessità assistenziale, anche nel post emergenza, cui va necessariamente aggiunto l’aggiornamento altrettanto immediato della programmazione degli accessi universitari, che sia adeguata ai numeri che il Coordinamento OPI del Veneto ha già illustrato alla Regione.

4. Aggiornamento della normativa sull’accesso alla direzione delle aziende di servizi alla persona, con valorizzazione della peculiarità della professione infermieristica a tutti i livelli: siamo sul territorio, dove l’emergenza ha dimostrato che non è possibile prescindere da una competenza sanitaria di tipo assistenziale a garanzia degli ospiti. Pertanto, si sollecita con urgenza il superamento dei criteri dettati dalla L.R. n.22/2002, con standard adatti alla complessità assistenziale che siano al passo coi tempi. All’interno delle RSA, oltre che agli aspetti sociali, si assiste all’aumento dei bisogni sanitari dei residenti e la professione infermieristica è specificamente preparata a dare una risposta adeguata ad entrambe le esigenze.

5. E per questo dare anche agli infermieri pubblici (adoperandosi, per supportare le istanze degli infermieri, al fine di superare l’ormai anacronistico vincolo di esclusività), un’intramoenia infermieristica, che gli consenta di prestare attività professionale a favore di strutture sociosanitarie (RSA, case di riposo, strutture residenziali, riabilitative…), per far fronte alla gravissima carenza di personale infermieristico di queste strutture. Applicando anche nel caso la legge 1 del 2002, che prevede prestazioni aggiuntive e possibilità che altro non sono se non il richiamo in servizio di pensionati e contratti a tempo determinato utilizzati una tantum, ma indispensabili per COVID-19.

6. Tutte le novità chieste per il servizio pubblico dovranno servire anche per accreditare e autorizzare le strutture private dove dovranno essere inserite e previste a questo scopo.

Il Presidente del Coordinamento degli Ordini delle Professioni Infermieristiche del Veneto

Dott. Marco Contro

Michele Busatto
ADMINISTRATOR
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