“Medicina di Gruppo integrata” da ridefinire

“Medicina di Gruppo integrata” da ridefinire

Il Collegio degli infermieri di Rovigo, a completamento di un’azione corale che vede impegnato il Coordinamento Regionale Ipasvi e gli oltre 35mila infermieri del Veneto, chiede la ridefinizione del modello base di “Medicina di gruppo integrata” (Mgi), che la Regione sembra intenzionata a varare dopo aver raggiunto l’accordo con i sindacati dei medici.
“Dal punto di vista degli infermieri – spiega Marco Contro, presidente Ipasvi di Rovigo – con questo accordo ci si è dimenticati, per l’ennesima volta, dei cittadini e delle loro necessità. Il modello organizzativo indicato nell’accordo prevede l’aggregazione dei medici in apposite strutture di “Medicina di gruppo integrata”, con il fine di garantire presenza medica, infermieristica e amministrativa nelle 12 ore. I medici riceveranno prevalentemente su appuntamento, con l’obiettivo di alleviare i servizi di Pronto Soccorso dai cosiddetti “codici bianchi”. Queste strutture prevedono la presenza di un infermiere ogni 3.600 assistiti mentre, secondo le nostre stime, un simile tipo di organizzazione, per garantire efficienza e appropriatezza delle cure, dovrebbe prevedere non più di 3mila assistiti per infermiere”.
L’auspicio dei Collegi Ipasvi veneti è che l’accordo venga ripensato, prevedendo che presso ogni Medicina di gruppo integrata venga strutturato un ambulatorio infermieristico che risponda ai bisogni dei pazienti, coordinandosi con i servizi domiciliari.
“Siamo dell’idea che i servizi domiciliari – conclude Contro – andrebbero ulteriormente potenziati investendo ulteriori risorse, così come sempre più richiesto dai cittadini. L’accordo stipulato dalla Regione Veneto con i medici di famiglia prevede lo stanziamento di 25milioni di euro l’anno per 4 anni, per un totale di 100milioni di euro che, secondo noi, sarebbero stati meglio investiti in un’assistenza sanitaria territoriale attenta ai bisogni di salute dei cittadini e in grado di adeguare alle loro necessità i propri servizi”.
In tempi di spending review, gli infermieri veneti si chiedono quali servizi, risorse umane o materiali verranno sacrificati o ridotti per reperire tali fondi necessari.

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