Allarme OPI su carenza organici. Quota 100, in Veneto 2.300 infermieri si preparano alla pensione.

Attualmente, la carenza di infermieri in Veneto tocca già le 3.900 unità circa. “Servirebbero, in crescendo, 2.500 nuovi posti per il 2019, fino ad arrivare a 3.900 entro il 2021”, spiega presidente del Coordinamento Opi del Veneto e presidente dell’Opi di Rovigo, Marco Contro. Che però evidenzia come sia “urgente e improcrastinabile” anche l’implementazione di nuove strategie di gestione e organizzazione.

Con il Decreto “quota 100” si stima che in Veneto 2.395 infermieri del pubblico impiego se ne andranno in pensione. Queste cifre, sommate ai pensionamenti del settore privato e a quelle di tutti i professionisti sanitari, daranno vita ad un vero e proprio esodo. Questa fuga rischia di porre in ginocchio l’intero sistema sanitario, aprendosi uno scenario preoccupante, con ricadute drammatiche sull’assistenza alla persona e sull’erogazione del servizio.

“Se a questa situazione – precisa il presidente del Coordinamento Regionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche del Veneto e presidente dell’Opi di Rovigo Marco Contro – aggiungiamo i risultati di studi della letteratura scientifica in cui viene dimostrato che il rapporto ottimale infermiere-pazienti, per diminuire la mortalità del 20%, dovrebbe essere di 1 a 6, la carenza di personale infermieristico rischia di assumere un ruolo ancora più preoccupante”.

Attualmente, la carenza di personale infermieristico in Veneto tocca circa 3.900 unità che, sommate alle potenziali uscite per effetto del provvedimento “quota 100”, potranno quasi raddoppiare. Secondo gli Ordini delle Professioni Infermieristiche del Veneto, per porre rimedio a tale situazione e scongiurare la paralisi dell’assistenza sanitaria, occorre ripensare all’organizzazione dell’intero sistema, “tenendo in considerazione che l’assistenza alla persona – spiega Contro – deve essere adeguata ai più moderni standard di qualità e sicurezza, e non semplicemente aderire ai minimi prestabiliti dalle normative regionali che non sempre vengono nemmeno sempre rispettati; sarebbe utile rivedere alcuni valori di riferimento sulla dotazione di personale, che va aumentato per rendere sostenibile il sistema sanitario veneto e per soddisfare il carico lavorativo in un panorama dove l’aumento della aspettativa di vita, con le connesse situazioni di cronicità e comorbilità, rendono la presa in carico sempre più complessa e articolata”.

“Nello specifico  spiega Contro – la nostra proposta per il Veneto, prevedrebbe la richiesta, in crescendo, di 2.500 nuovi posti per il 2019, fino ad arrivare a 3.900 entro il 2021. Tuttavia, nella convinzione che il solo aumento numerico dei professionisti sia necessario ma non sufficiente, si auspica, come urgente e improcrastinabile, l’implementazione di nuove strategie con l’adozione di interventi migliorativi nell’ambito della gestione e organizzazione soprattutto del personale.

Endrius Salvalaggio

Tratto da: http://www.quotidianosanita.it

Michele Busatto
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